Belleville, da oggi.

Torino, 14 gennaio 2006.

Ieri un incendio ha seriamente compromesso il nascente centro per il protagonismo giovanile Belleville: oltre ai danni all’edificio, sono andati in fumo materiali acquistati dalle associazioni in questi anni per un valore di decine di migliaia di euro. Materiali faticosamente messi da parte perché Belleville fosse il cuore pulsante di tutte le nostre attività.

In questo momento non abbiamo ancora un’idea precisa sulle cause
scatenanti, ma non possiamo purtroppo escludere alcuna ipotesi.
Ci
rivolgiamo agli amministratori pubblici, ai giovani della città, agli
artisti che hanno animato quella scena e che immediatamente ci hanno
fatto sentire tutta la loro solidarietà e che ci sono stati accanto
nella difficile giornata di ieri.
Da oltre sei anni le
associazioni ACMOS, Terra del Fuoco e Non più da Soli interpretano un
sogno condiviso da migliaia di giovani nella provincia di Torino.
Quello di avere uno spazio che sia di aggregazione e di divertimento,
ma soprattutto di creatività e di protagonismo. Abbiamo scelto con
Belleville di farci carico delle trasformazioni urbanistiche di Torino,
scommettendo sulla riqualificazione dei “vuoti industriali” con la
volontà di coniugare qualità della vita e sostenibilità economica.
Uno spazio cantiere di cittadinanza e di imprenditorialità giovanile,
all’interno del quale far confluire la specificità delle nostre
associazioni in materia di diritti e di socialità: il lavoro di
educazione da anni portato avanti nelle scuole di Torino, quello di
sperimentazione di modelli di vita e di lavoro attenti all’ambiente e
alle relazioni di responsabilità internazionali, quello di
collaborazione con i nuovi migranti soprattutto con la comunità romena
e moldava, quello di sostegno rivolto agli studenti universitari,
quello di promozione di percorsi intergenerazionali tra giovani e
anziani, quello di contrasto alle mafie attraverso il nostro impegno in
Libera.
Belleville è già “pieno” di significato: è come un bocciolo di rosa che aspetta di schiudersi.
Sappiamo di essere stati sempre in questo compresi a appoggiati dalla
Circoscrizione III, dal Comune di Torino, dalla Provincia e dalla
Regione: negli anni sono passate giunte e colori, ma il nostro lavoro
non ha mai smesso di essere apprezzato.
L’incendio di ieri
mette in evidenza tutta l’urgenza legata alla definitiva
ristrutturazione dello stabile, che per varie ragioni langue ancora.

In
questi anni abbiamo tenuto duro: in una situazione di grave precarietà
abbiamo cercato comunque di costruire un rapporto positivo con il
quartiere, di offrire almeno d’estate un’opportunità di ricreazione
alla città, resistendo anche a chi non ha mai “digerito” il nostro
percorso di dialogo con le Istituzioni e ha più volte minacciato il
nostro cammino, nonostante che il nostro sforzo dentro le Istituzioni
sia sempre stato volto a far crescere partecipazione e democrazia
diretta.
Ed eccoci qua, con i nostri pregi e i nostri limiti, con la nostra determinazione incrollabile per ciò in cui crediamo.
Adesso andiamo avanti! Insieme, come abbiamo fatto sempre: facciamo sbocciare questa rosa.

Vito Buda (Non più da soli);
Michele Curto (Terra del Fuoco);
Davide Mattiello (ACMOS-Libera Piemonte);
Marco Tabbia (Belleville).




Scritto Sabato 14 Gennaio 2006 | Da | Categorie: in movimento

10 comments
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  1. cari amici, ciao.
    Ho letto con attenzione e profonda amarezza di quanto accaduto a Belleville. Vi testimonio la mia personale solidarietà in merito all’increscioso atto incendiario.
    Mi auguro che le autorità inquirenti accertino presto le cause dell’accaduto e individuino i responsabili dell’ignobile atto.
    Da quello che ho potuto leggere e, soprattutto, per le persone che si sono attivate su Belleville, credo che questo progetto meriti di essere sostenuto e portato avanti, nella coscienza che gli spazi di libertà, protagonismo, creatività vanno responsabilmente difesi da tutti e non soltanto da qualcuno.
    La violenza non trovi mai spazio nel nostro agire sociale.
    Un abbraccio a tutti voi

    Pierpaolo Romani

  2. Ci spiace moltissimo, credo di aver letto anche qualcosa su Repubblica. Il Patchanka di Chieri è con voi e contate sul nostro aiuto…
    Alberto per il patchanka

  3. cara carlotta , grazie per avermi girato la mail. Da lontano stupidamnete non riesco se non ad immalinconirmi, ma non credo abbia molto senso . sono certa, invece, che ancora una volta vi venga ‘regalato’, se pure con un danno che come chi subisce un’offesa solo voi potete conoscere, sentire, capire, uno spazio-tempo in cui dispiegare le vostre infaticabili menti ed energie sostenute ancora una volta dalle motivazioni che in questi anni vi hanno animato ed invigorito. Come gli ostacoli, dicono , possano essere occasioni .
    un abbraccio.
    Buon lavoro a tutti voi. MERDA!
    carmen

  4. Vi sono sempre vicino e disponibile nel caso vi servisse qualunque aiuto, Davide.

  5. …viene voglia di prendere vernice e pennelli e andare tutti a ridipingere sopra a quel che è rimasto dei muri….stelly

  6. sono costernata e dispiaciuta!!!
    le energie possono essere inesauribili, richiedono però tanta forza d’animo e capacità di tenersi vicini, più vicini di prima!
    faccio sempre il tifo per voi
    elisa

  7. ciò che è accaduto merita sicuramente attenzione… belleville era, e lo sarà ancora un punto focale per il nostro lavoro e per il nostro territorio. continueremo a spenderci più di prima convinti che la nostra presenza ed i nostri progetti per un vivere sociale migliore siano fondamentali.
    forza!
    elisa ha ragione: dobbiamo essere ancora più vicini di prima.
    ciao sara (tdf)

  8. e intanto
    http://italy.indymedia.org/news/2005/10/910539_comment.php#910701
    non l’avevo mai notato
    fa incazzare (?)

  9. Non rientra nel tema…ma ci tenevo a comunicarlo!
    Anche a me spiace per l’accaduto.

    In arrivo anche la linea di
    calzature «Mafiashoes»
    La «mafia» addosso
    Cosa Nostra entra nel mondo della moda. Con il marchio ideato da un impernditore veneziano

    Paolo Rubin (Newpress)
    Dopo il narcotraffico, inneggiato dalle t-shirt assai in voga tra i ragazzini un paio di estati fa, ora anche la mafia entra nel mondo della moda. L’hanno chiamata «Mafiawear».Il suo logo è composto da un’ala di angelo e dal codino di un diavoletto. È l’ultima provocazione in fatto di moda. Il marchio è stato presentato a Milano dall’imprenditore - stilista Paolo Rubin, un veneziano 36enne appassionato di fotografia e marketing, titolare dell’azienda Mamaindustry. «Un marchio - spiega Rubin - che nasce dalla convinzione che in ognuno di noi ci sia un pizzico di cattiveria e che i tempi siano maturi per sorridere d’un fenomeno oltraggioso del buon nome di una nazione, che ha dimostrato al mondo le sue capacità progettuali e produttive».

    La collezione, che sarà presentata nella sua completezza il prossimo 13 febbraio, è stata anticipata a Milano. «La griffe dall’ala angelica e il codino diavolesco vestirà uomini e donne, che - spiegano i responsabili del marketing - hanno già dimostrato la propria approvazione al marchio attraverso un sondaggio di mercato». La linea sarà corredata anche da una linea di scarpe «dedicata», la «Mafiashoes», che debutterà nei negozi in primavera. La rete distributiva coprirà l’intera Penisola.

    l simbolo della nuova linea d’abbigliamento (Newpress)
    Prima di decidere di tirare in ballo la mafia per il suo progetto di abbigliamento, Rubin ha fatto svolgere un’indagine di mercato: «abbiamo intervistato 400 persone di tutte le età e il 50%, forse affascinato dall’aspetto più romantico del fenomeno, ha gradito il nome come simbolo di trasgressione e di potere, mentre il restante 50% l’ha radicalmente bocciato». Pare che l’indagine sia stata effettuata anche in Sicilia dove - garantisce il titolare del brand - «abbiamo già dei clienti», anche se non fa il nome dei negozi di Palermo dove trovare i suoi vestiti.

    La collezione, per lui e per lei, ha per target «i trentenni e chi acquista per emozione, chi ama - spiega ancora Rubin - correre in autostrada a 300 all’ora». Non per niente il claim della campagna pubblicitaria è «charm in power». Meno scontato il fatto che, nei pochi modelli mostrati alla stampa, il nome mafia non appaia in evidenza: su giacche, maglie e giubbotti, tutt’al più, c’è il logo del marchio, un’ala di angelo che si trasforma in una coda di diavolo «come la natura umana, dove convivono il bene e il male», ma di scritte inneggianti a «Cosa nostra», almeno in questa prima proposta, non si vede l’ombra..

  10. ho perso le parole….
    anche se lontana vi sono vicina…
    Bia

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